Con il Regolamento della Commissione (CE) n. 889/2008 del 5 settembre 2008 (e successive modifiche) che riporta le norme dettagliate di produzione, etichettatura e controllo dei prodotti biologici l'Unione Europea si è dotata di quadro normativo che si prefigge di avviare un nuovo piano di orientamento per lo sviluppo continuo dell’agricoltura biologica al fine di ottenere sistemi colturali sostenibili ed un’ampia varietà di prodotti di alta qualità.

Sicuramente questo Regolamento rappresenta un importante punto di riferimento per chi opera nel campo della coltivazione e trasformazione degli alimenti, dettando norme e procedure volte a garantire la qualità del prodotto biologico.

Senza nulla togliere agli obbiettivi del Regolamento dell'Unione Europea, consultabile qui, fra le 132 pagine che compongono il documento, sono perlomeno curiosi questi allegati:

allegato II - Antiparassitari
allegato VIII - Additivi alimentari

Non necessariamente questi prodotti vengono usati da chi produce o trasforma alimenti biologici, ma essendo permessi dal Regolamento dell'Unione Europea, quando acquistiamo e consumiamo alimenti con tanto di bollino di certificazione biologica, proprio quell'autorevole bollino ci dice che questi prodotti possono essere stati usati nel ciclo di produzione della mela che stiamo addentando o del vino che stiamo bevendo, con buona pace dell'interruzione dei trattamenti prima della raccolta, delle dosi basse e della tossicità relativamente limitata.

Per maggiori informazioni sulla tossicità di questi prodotti è possibile consultare la banca dati dei prodotti fitosanitari utilizzabili in agricoltura biologica, messa a disposizione dal SIAM, Sistema Informativo Agricolo Nazionale cliccando qui.

Digitando su un motore di ricerca olio minerale, etilene, E938 argon, E939 elio e quant'altro ci solletica fra i prodotti il cui uso è contemplato in agricoltura biologica come si legge negli allegati al Regolamento UE, si ottengono pareri contrastanti, nessuno pronto a giurare che siano sicuramente cancerogeni o mutageni, ma molti avanzano seri dubbi sul loro uso in associazione.

Non necessariamente siamo obbligati a ingerire queste sostanze quando ci alimentiamo, perchè dobbiamo rischiare di farlo quando cerchiamo di usare alimenti bioqualcosa ?

È importante anche chiarire che i prodotti derivati da colture biologiche non sono sottoposti a livelli più restrittivi di pesticidi residui rispetto a quelle tradizionali. Ovviamente ci si aspetta che ce ne siano meno, o che non ci siano del tutto, ma la certificazione non è sul prodotto finale bensì sul metodo di produzione.
I controlli a cui le aziende di agricoltura biologica sono periodicamente sottoposte accertano che la produzione non si avvalga, ad esempio, di sostanze non autorizzate. Questo però non implica che non si possano trovare nel prodotto finale.

Non c’è nulla nei regolamenti inerenti la produzione di prodotti biologici che obblighi i prodotti finali ad avere determinate caratteristiche, proprio perché la legislazione si occupa solo del metodo di produzione.

Anche se sono stati coltivati e trasformati in modo appropriato, i cibi biologici non sono necessariamente privi di pesticidi e altre sostanze chimiche utilizzate nell’agricoltura convenzionale. La contaminazione può essere dovuta a coltivazione su suolo contaminato in precedenza, percolazione di sostanze chimiche attraverso il suolo, uso non autorizzato di pesticidi, contaminazione accidentale dovuta al trasporto del vento dal campo convenzionale del vicino che effettua trattamenti spesso e volentieri , contaminazione dell’acqua di irrigazione, o anche durante il trasporto, lo stoccaggio e la trasformazione.

Insomma, non si può dire che i prodotti biologici siano generalmente più sicuri di quelli convenzionali perché in entrambi i casi i parametri di legge sono rispettati. Per qualsiasi prodotto, la sicurezza dei prodotti alimentari è garantita dal rispetto dei limiti consentiti e non dal tipo di produzione.

Certamente, l'agricoltura convenzionale, impiegando dosi massiccie e tipologie di fitosanitari ad alto impatto ambientale che migliorano la quantità e l'aspetto dei prodotti, non contempla tra i suoi obbiettivi nè il rispetto per l'ambiente nè la qualità degli alimenti che immette sul mercato,

Con 300 piante di mirtillo, tre filari di lamponi, due di ribes e altrettanti di nocciole, un nuovo impianto di 40 gelsi bianchi e neri, e uno di fragole, Cascina Amaltea non ha come obbiettivo grandi produzioni nè di frutta fresca o trasformata, nè bollini ufficiali da apporre sulle proprie etichette. Altre premure occupano le nostre giornate.

bombo

Che cosa c'è nella nostra frutta ?


"Nessun trattamento" sono solo due parole ma riassumono appieno le nostre modalità operative: pur apprezzando gli intenti dell'agricoltura biologica, abbiamo scelto di non effettuare nessun trattamento nè per aumentare la capacità produttiva dei nostri terreni nè per contrastare le varie patologie che possono interessare le nostre coltivazioni.
Nessun trattamento non esclude tecniche colturali appropriate, anzi, è solo con opportune scelte in relazione alla potatura volte a non pretendere produzioni eccessive, all'irrigazione effettuata solo nei periodi di effettiva necessità, al controllo della copertura erbosa dell'interfilare fatto con pacciamatura vegetale che riusciamo a ottenere prodotti che in quanto a gusto, sapidità, profumo non hanno nulla da spartire con prodotti coltivati sotto presunti marchi di qualità nè tantomeno con varietà simili coltivate sotto serra e trattate come la chimica insegna.




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